
E' veramente, veramente complicato come mi sento io dentro Milano. Ieri sera percorrevo via Carlo Botta verso Porta Romana per prendere la metro, direzione Rogoredo. Sabato sera, quasi ora di cena. A quell'ora ci sono 2 Milano: quella che si prepara a vivere la notte "fuori" e quella che si prepara a vivere la notte "dentro". Finestre illuminate sono gli occhi delle case che si riscaldano di intimità. Strade illuminate, locali dalle luci soffuse, stazioni della metro, portici, stazione ferroviaria sono i ripari di chi vive la notte fuori. Di chi si espone alla paura ancestrale di non avere un riparo ed essere sbranato vivo. Milano è molto più metropoli, per me, di altre, per esempio di Roma. Perchè è più irregolare, più nordica, più vicina all'idea di freddo e buio. C'è meno armonia, gli angoli sono appuntiti e le separazioni, le emozioni, sono nette e forti, senza vie di mezzo. Roma è più conciliante, più materna.
Insomma Milano è tutto quello che accade fuori, di notte, è un sabato sera di sballo e una domenica di torpore. Tutto quello che può succedere là fuori mentre tu sei in transito, in passaggio tra due dentro che non ti appartengono.
Milano è il ricordo dell'impossibilità di esistere, e nostalgia per la trasmutazione, quando puoi essere tutto, o niente, allo stesso tempo. E' il cuore dell'adolescenza ribelle e trasgressiva, che non può essere contenuta in niente, ma è alla ricerca disperata di qualcosa che la contenga. Milano è una ragazza che si taglia, vomita e scappa.
24/9/06
La stazione è un crocevia dove si scontrano i destini di un sacco di gente, a volte per pochi attimi, a volte per ore, o per sempre. Guardi una persona, le senti pronunciare una frase e da lì ricostruisci, immagini. Un tossico mezzo sfatto che al telefono dice "Pronto, mamma..." e non pensavi nemmeno a quella parola in bocca sua, ha un sapore strano. Un bambino dai tratti peruviani, o colombiani, che ti suggerisce panorami da foresta amazzonica, o vedute andine, vestito all'ultima moda, con i jeans e la crestina ingelatinata.
Persone di mondi diversi che transitano qui, solcano i crocevia immaginari del caotico occidente, trasformano le metropoli in agglomerati senza volto dove le diversità si mescolano e dove tutto allo stesso tempo, esiste. Lasciando in bocca il sapore di niente.
La metropoli ha il potere di annullare le distanze, di negare le separazioni ma anche di dirottare a precipizio verso istanti di solitudine immensa, mescola mentre divide, fa coesistere mentre annulla. La metropoli è un paradosso vivo, che respira. Milano è una metropoli che dilaga e si espande senza forma. Dove tutto è così vicino da potersi toccare e poi dentro si allontana fino a non vedersi più.

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